quattro mani e due sorrisi

Dicembre 18, 2008

è il 18 dicembre.
la neve è caduta troppo presto, pensaci, ormai accade tutto troppo presto.
in casa mia non ci sono ancora regali sotto l’albero, e il presepe, credo se lo siano dimenticato. è meglio che domani lo ricordi.
dimmi, hai voglia del natale?. non lasciamocelo scappare, almeno lui, sento che si sta sciogliendo ogni cosa, come un soldatino di piombo nel camino.

apri il libro della follia, non avrai mai visto nulla di simile, e non dimenticare di respirare mentre sfogli le pagine tra le luci intermittenti e la radio che ripete la stessa canzone ogni dicembre. Potrebbe cambiare il tuo modo di pensare, non ci sono ballerine nè diamanti qui. prendete posto, gente, inizia lo spettacolo di una rock star avvinghiata alla vita come alle corde della chitarra. guardatela scappare dalla notte prima che inizi a bruciare sulla schiena.

è una fuga che sa di voglia d’affetto. perchè in fondo, guardiamoci, noi esseri umani tutti presi dalle inezie, ci accalchiamo a vivere l’uno sopra l’altro, ci arrabbiamo l’uno con l’altro, giuriamo odio salvo poi piangere lacrime salate.
perdiamo noi stessi rinchiusi dentro mura o sul catrame che rimane sempre dello stesso colore, per quanto ogni anno ci sforziamo di illuminare a festa questo circo chiamato città.
d’inverno non c’è calore no. e allora non resta che stringersi tutti, piccoli e grandi, lasciando da parte i rancori dei freddi, ridere più che possiamo, per qualche giorno, auguri, regali, candele, profumi. scambi d’affetto per bisognosi cronici.

la parte più bella però avviene dopo lo spettacolo: ho sentito dire che la notte è tutta magia e io non voglio che finisca perchè all’alba saremo soli,  così soli. succhio l’ultimo quarto d’ora di festa mentre la tavola si esaurisce e il gelo ghiaccia le strade. porta via il vino. mi sento come il piacere gridato tra le cosce, mi sento come all’uscita del tempio della carne. posso prendere un altro biglietto? quando finisce la festa il mondo è nelle tue mani, non è rimasto nessuno che possa cammuffare le tue cicatrici- bisogna affrontare il mattino, e se c’è da piangere lo si fa nella brezza, would you stay by my side?

M.V.

di nuovo notte

e sei solo, sì,

solo ma padrone del tuo mondo- ti basta?

e ci puoi sguazzare quanto vuoi

“qui c’è il tuo diario, qui il trenino, qui la scuola che comincerai il prossimo autunno”

-dicevano-

e ti puoi aggrappare alle abitudini, alla sveglia alle 7 ogni mattina, al caffé caldo che trascini in giro per la casa con gli occhi stanchi, sbattendo sui muri

OPPURE

puoi far scivolare la tua aureola dalla testa giù. nella melma dell’asfalto. senza avere interesse a raccoglierla. puoi sentirti vivo in ogni tuo sbaglio scivolando nel fango gelido puoi fare del cielo un punto, e non lo vedi più. con il solo fottuto rimpianto di non aver amato abbastanza, non come nei sogni.

soffici occhi elevano ponti eludendo le distanze tra noi, mi senti? ti sussurro nell’orecchio, ci sono io, amore. ti condurrò fuori dalla notte.

Brindiamo.

Dicembre 4, 2008

A volte è così bello tornare a casa e togliersi il costume da Andy. sfoderare meno difese indubbiamente, ma anche molta emozione. e stare attenti ad evitare quelle trappole di pura suggestione. La musica si muove tra noise, elettronica e intro strumentali, e io ho il viso attaccato al finestrino gelido che gocciola di nebbia, mentre rido della vita con una persuasione intima di disprezzo e freddezza che non avevo mai provato prima. Ed ora che mi sono liberata dei miei fantasmi non mi sento più la protagonista di una favola raccontata in un salotto poco illuminato.capace di annoiare.di rendere ancora più prepotente la voglia di correre nella strada polverosa, ancora piena di buche e passi falsi. No. smetto di essere in stand-by.