il tempo perso

Novembre 29, 2008

 

 

ero ubriaca morta

ero intatta felice triste

conoscevo il gesto per restare viva

ero com’ero

ero fragile tenera disperata

tremante di paura come un bambino al buio

la mia mano per le strade non era mai sola

sorridevamo insieme

impallidivamo insieme

facevamo parlare gli altri e far scommesse su di noi

eravamo caldi e vivi come l’estate

e ora che è buio-e manca l’aria-e si gela e si soffoca insieme

posso dirvi una cosa

quando proverete l’amore, signori, non vorrete più tornare indietro.

il prezzo del silenzio

Novembre 27, 2008

Grido al vento perché ho sbagliato tasto

perché ho sbagliato il suono, la melodia, le andate e i ritorni.

Perché mi sono nascosta nei giardini proibiti

sola, con l’unico fine di provare un po’ di silenzio.

Tra l’ottava di una notte e quel buco nel cielo

ero lì

nel centro

a sentire anche l’ultima tempesta divenire liquida

a veder svanire anche l’ultima spezzata intimità. ancora tremante.

e se abbasso gli occhi, percepisco il tonfo. profondo come questo doppio tormento.

mi chiedo se mai uscirò da questa prigione immateriale, mi chiedo come posso

toccare quel nodo-che mi taglia in due il respiro-senza complicarlo.

Liberatemi.

Pioggia.senza senso.senza te.

Novembre 13, 2008

piove.

sulle grate della finestra, sui vetri appannati della macchina

tutto muta e nulla è più come prima

non ci si guarda più negli occhi.

se si ama lo si fa per sbaglio, e subito la voglia di fuggire

e non c’è uscita, come in un castello trasparente,

e ci si trova a difendere un terreno di cui non sei padrone.

e sei geloso delle parole.

vorresti escludere tutti.

restare noi.

ma non puoi farlo.

ed assisti impotente al silenzio che si fa strada, perchè così dev’essere.

ti scopri ad attendere la sera

ma non la preghi più di farti guarire

non è così importante.

invece urli con tutta l’anima

il suo nome

stupida.

perchè è solo un nome, uguale tra altri mille.

non è nulla che si possa spiegare

se non come l’unica cosa che ti da’gioia

se non come Aria

se non come Voce.

e vorresti solo farti polvere

sperando che qualcuno ti raccolga.

stupida rimani. intontita. chiusa in quell’abbraccio che si fa patina liscia.

tutto questo ti basta per pensare a domani:

illuderti

di sentire la sua voce che ti chiama

da dietro,

assonnata,

amore.

 

 

in me

Novembre 11, 2008

[soundtrack: giorno per giorno-ligabue]

 

il fatto è che non so se alla fine di tutto potrò tenerti con me, so solo che preferisco non aspettare ad occhi aperti, perchè ho avuto fin troppo tempo per sentire la tua mancanza. cosa c’è di male in fondo a vivere?

mi sto accorgendo che si è fatto tardi, è ora di mostrare a tutti il mio profilo buono, tanto non cambierà il cielo. sopra al mondo. e ora smetterò di segnare i ricordi tra le linee della vita. ciò che accade non ha dovere, solo necessità. chiuderò gli occhi ora, e mi lascerò andare. a passo di valzer, un due tre, girotondo. sorrido. e la mente si addormenta già-lascia i sogni a prender polvere-tra l’amore e il peccato. l’onore e il reato. non fai più male. mi sciolgo nel tempo, nello spazio attorno, nel resto. semplicemente, in me.

Parla con me.

Novembre 9, 2008

dimmi se sai ancora                                                                                                           il sapore che lascia l’ amare.
sentire l’anima piena di cielo d’agosto
sentirsi liberi di respirare
smettere di cercare
smettere di desiderare
perchè il sogno che rincorri da tempo
le ali che cerchi nel giardino
sono negli occhi di chi haii davanti
nella sabbia con cui ti sporchi le scarpe
morire non è possibile.
il resto è fumo che fa da contorno.
gratti l’anima e gli occhi e ti accorgi che non sai lacrimare
il sangue non fa paura.
giocare con le mie dita e sentire un sibilo sottile
come aria calda che si bagna sulla pelle
la porta è ancora aperta, che così entra il sole.

dimmi se sai ancora
il sapore che lascia l’amare.
la radio mal sintonizzata che crea rumore scomposto nell’aria
e noi che balliamo controluce.
del giornale vedere solo il titolo a mezza pagina
il senso pratico in bella vista
come una trottola fare del mondo uno sfondo sfocato
eh sì
dormire giorni interi sul materasso
e svegliarsi senza la testa impastata di tutte queste porcherie
ma sentirsi in pace e aver voglia di addormentarsi ancora, e ancora
sì- ma con le mani intrecciate per sentire che ci sei.

dimmi se sai ancora
il sapore che lascia l’amare

chiamarsi per svegliarsi
chiamarsi per addormentarsi
sentire lo stomaco reclamare qualche boccone di te
che non sei uno qualunque
che hai un nome e m’appartiene
che non siamo ladri di corpi
ma corpi che s’appartengono
in precario equilibrio
finchè l’inchiostro cade, veloce.

ma
dimmi 

senti ancora-in gola-il sapore che lascia l’amare?

Quando stai per piombare nelle reti del sonno-io ti sento esitare. Ti sento giocare con le parole come un oracolo greco-e Parigi è fuori che ci osserva-mentre noi facciamo torto alla poesia indossando le nostre maschere. sono scappata troppe volte per farlo anche adesso-la mia guerra è finita solo ora-in questa camera d’albergo dove non smetto di ridere come un joker ubriaco. il corpo ancora forte di etere si avventa, dopo di noi il diluvio e domani solo tu, solo tu. crollano le pareti, i tavoli, le sedie, le nostre teste alla deriva, senza tempo. finchè non dormiremo non arriverà domani, mi sussurri. sono le due e venticinque e come sta bene quell’ora-stordita-libera-ferma in volo. è un’ora in cui non accade niente tranne noi-l’anima di un’ora scelta, fermata su quel vecchio orologio appeso al muro. salvata tra tutte quelle che, false, misurano il nostro tempo.

I don’t mind.

Novembre 1, 2008

Ho il sospetto di sentirti qui, intorno. non tanto nella testa quanto nelle mani fredde. sudate. Nei polpastrelli freddi come dieci soldati disposti in cerchio. io sono al centro. A seguire il senso della curva che mangia sè stessa, che inghiotte la polpa, che segna la via. I don’t mind. Non m’interessano le tue filastrocche sulla morale lo capisci? Nella mia casa, vuota, sento un rumore, ma non avverto il peso della solitudine, non più. In attesa di un giudizio la giuria ha avuto troppi buoni propositi e io troppi peccati. Ora che il tempo ha stretto la fune tu dondoli da qualche parte. e ogni giorno passato ho pregato di non restare ferma a guardare tutta quella polvere di mondo. Leggi?. o scorri gli occhi sulle parole reputandole tutte uguali, perchè non scritte da te. Mi manchi, ma ogni segno di te rende più giusto il distacco. più sprecato il tempo trascorso nell’illusione. E noncurante, te ne stai zitto. e quando parli fai male. d’altro canto poi tu non lasci spazio all’improvvisazione, con quei tuoi vestiti sempre così studiati, sempre accostati a quel particolare fortuito che si fa beffa d’ogni tempo. Lasci parole a caso, come ordini sospesi, con consonanti che graffiano la gola, addolcendo i finali, rendendoli pieni come carta per imballare. che scoppia, ma dolcemente. Non mi servono ulteriori addii, e non mi serve pensare che tu m’abbia creduto superficiale. alle volte basta un solo dettaglio, per sentirsi affini. ma se tu fissi lo fai solo per disprezzo.Almeno lasciami credere che tu m’abbia conosciuto fino in fondo, dentro, in coscienzioso silenzio. Io non ho mai giudicato il tuo voler essere diverso, tu risparmiami i tuoi giudizi sul mio conformarmi agli altri una volta a settimana.

Gioco a vivere, senza troppe pretese. perchè la ribalta non la si nega a nessuno, nemmeno alla stupidità intima di una gioia qualsiasi.

Non smetto mai di aspettare, ma ora, per la prima volta,mi chiedo se ne valga veramente la pena.