scaglie.
Ottobre 31, 2008
Nessuna festa dentro. nessun rischio calcolato, mal assorbito. Un passo dopo l’altro, non m’interessa cosa succederà domani. Perchè all’illusione non so rinunciare. Nastro rosso sui capelli e la fortuna sta già girando su un’altra giostra. Non m’interessa delle vostre storielle, del vostro sonno leggero che disturba i miei sogni, delle vostre fughe, dei vostri baci senza carne, non baratto il dolore per un vizio. c’è gente che viene e gente che va. Io come sempre, in prima linea, non ne soffrirò.
I’ll be off to find another way
Ottobre 29, 2008
sdraiarsi sul letto e sorridere perchè la vita non pesa più ma la si tiene sul palmo della mano come un trofeo di cui vantarsi. la pazienza si affina con la costanza e lo spreco è solo negli occhi di chi se ne va. J. sono sole e aria, non ho bisogno di volare. la terra offre migliori aspettative. questo buio è armonico e sa del mondo che riposa. ascolta. i capelli arruffati, il golf largo, la scarpa da ginnastica slacciata. a volte so essere un vero disastro ma sorridi di quanto sono buffa e mi riprendi la mano.ti piaccio anche negli stivali a pois mentre mi tuffo nelle pozzanghere come una bambina. non so cosa stiamo facendo, ma poco importa. Ho superato il mio spleen baudelairiano e ora ho maggiore capacità di adattamento al mondo reale. Non aver paura, non adesso, siamo nero sul bianco. inizio e fine insieme. per stasera soltanto non smettere di cullarmi.E tutte le volte che vai via, voltati e guardami, solo così avrò la certezza che tornerai.
La vita è solo un dettaglio, perso tra molti.
My last goodbye
Ottobre 29, 2008
la memoria è tutta macchie di polpacci e di guance, e di mani e di labbra e di pupille. Più d’ogni fortuna, più d’ogni sventura, t’ho amato. perchè rendevi il bianco mondo ingiallito più colorato. perchè nel vortice gelido tu ricordavi un’altra stagione, perchè eri il calore accanto al quale poter dormire, e poi non so perchè t’ho amato, quand’è ferita la mia memoria cancella. non avverte i passi, non pensa, non sente. è morta. esaurisce il suo stesso essere-e avere. si è più soli-taciturni-si è nel centro esatto, ma vuoti-si è tempo e memoria insieme. è tutto un libero niente, è tutto un sognare che si frantuma in piccoli cubetti.
arriva così il vuoto,
e che senso ha scrivere-ora che tutto è irrimediabilmente perduto-non resta che guardare avanti. senza aspettare più niente, siamo fatti per camminare. finchè un giorno mi dirai che è stato importante, o lo pensarai soltanto, non essendo più in grado di trovarmi. Capita, alle volte, che io mi perda. Perchè i giorni uguali cancellano il tempo. e non si forma nemmeno la polvere.smettila di rimanere seduta a cibare la memoria mentre lo stomaco si stringe pian piano,con gli occhi socchiusi! Questa verde serata è ancora nuova, è ancora tua. e la luna sfiora calma il giorno e darà pace agli esuli morti per amore. E’ l’uomo che porta la sua vita lontana, il destino è tutto nostro. Dove andiamo? ho succhiato la luna prima del suo tramonto e Eros scuote la mia anima, scioglie le mie mebra e le agita. sono di nuovo indomabile. Sono ape e miele insieme. soffro e desidero. smettila di trascinare la tua carcassa, basta un’illusione per darti coraggio. Saluta chi non c’è più. augura loro buona vita. e dimentica. trascendi. via dal tuo spazio assorto c’è un mondo che ti aspetta. è l’immutabile legge del continuo aperto cammino.
“There’s never a right time to say goodbye
But we know that we gotta go
Our separate ways
And I know it’s hard but I gotta do it,
And it’s killing me
Cause there’s never a right time
Right time to say goodbye”.
the end
la mia confessione-quel che resta della notte atto II
Ottobre 27, 2008
eccovi la mia suprema confessione:
mi piace camminare spettinata con il capo sulle spalle dritto come un lume e così mi diverto a rischiarare il vostro triste autunno, mi piace la pioggia sul viso e i vostri commenti ingiuriosi, mi agguanto a loro solo per sentirmi viva sotto il guscio del mio viso color latte. a volte mi torna in mente corso venezia, dove camminavamo uniti dal filo della musica, l’azzurro della notte era così denso che lì forse anche morire non avrebbe fatto male. mi chiedevi se prima o poi sarebbe svanito tutto, in questa poca nebbia di memorie. Avrei voluto dirti di no, e prima di cedere indicarti una via di fuga, avrei voluto essere in ogni ora che hai trascorso al di là del nostro tempo. abbiamo bevuto troppo presto la luce vana e chiuso gli occhi ormai sazi nelle palpebre prive di peso. siamo mortali, sì, le cose nel loro mutare generano dubbi prematuri e cercano pace, fermandosi nel nostro silenzio. come consumate. rimangono così. emblemi eterni, nomi, evocazioni. nel loro perduto limbo , nel peso della loro età, dove la luce non muove più le foglie. dove sogni e fiabe sono passati ad altre rive. dove s’è posata la sera e le braccia si sentono leggere, vedi? non devono più stringere nulla. ci scorderemo quaggiù, del mare e del cielo, entro rossori di mattine nuove. c’è da ammetterlo. siamo anche noi gente ordinaria: tu non sai quale sarà il tuo cammino stasera. Ed io non so più chi va e chi resta. la mia suprema confessione è rimandata anche sta volta.
Quel che resta della notte
Ottobre 26, 2008
prendi il tempo e straccialo
lascia che tutto non abbia un senso, ora che vuoi trovare un motivo, uno solo, per andare avanti.
sale la luna, le nuvole chiare fanno posto alla notte.
dove sei stanotte, quali profili stai disegnando con le tue mani stanche.
non riesco a smettere di pensarti almeno una volta all’ora. e non è troppo.
non si riesce ad andare avanti se non in un delirio melenso e denso. denso e melenso.
vorrei lasciarmi andare. riposare ad occhi chiusi su altre braccia, ma riesco ad addormentarmi con una persona sola. altrimenti sto sveglia, e conto le ore che mi separano dalla mattina.
e rimarrò nuda
aggrappata alla terra
a chiedermi perchè si debba vivere così, tra le tirannie del tempo.
l’affetto, nel mezzo, è solo sopravvivenza.
e il resto è cielo, un po’ di mondo che mi fa da cuscino.
dove sei stanotte
comunque sia. già lontano.
ti dò un bacio sulla spalla
e ti arruffo i capelli mentre mi togli la mano
ho deciso che nulla più m’appartiene
neppure il tuo nome che si disperde nella nostra città
come il fiato che ad un tratto svanisce.
siamo figli di un’alba perfetta
che ora riposa in pace.
e dentro si agitano i sogni.
diedlastnight
Ottobre 26, 2008
campo nuovo, maglia nuova, e una “v”cucita sull’allacciatura dei guanti-
e io cosa posso darti in cambio. non so cosa dire.
io che non ho mai chiesto di andare ma di saper rimanere, abbracciati, sul letto. ancora un po’.
ma vivo così, abbandonata, al volere del tempo, al suono del vento.
stanca, quasi consumata. come chi ha combattuto troppo, come un vecchio che ha parlato a lungo.
Ho creduto nelle attese ma sono rimasta per terra, inerme, pronta a farmi ferire.
inadatta, stonata, poco convinta.
il sangue ubriaco non fa nemmeno più male. ho imparato a vivere senz’aria . in apnea per ore.
accettami così, se puoi. non è una richiesta facile. sopportarmi. sopporta le mie cicatrici. sopporta il mio viso che certe volte si ferma, immobile, ad osservare un punto fisso.
ho vissuto nelle ombre, a carponi, sul pavimento, in un mondo di mattonelle fredde. perché il nero è solo l’inizio.
e giro il mondo, senza guardare l’orologio, aggrappata al tempo difforme del mio volere che ha le mani d’acciaio.
abbi cura di me e cura le mie pene, se puoi. come sai fare tu.
ti assicuro che splendo di vita che batte sotto la mia pelle.
sì.
Jazz and cars
Ottobre 23, 2008
Il cielo è grigio, quel bel grigio che dona tanto a Milano, quel grigio che ti fa venir voglia di stringerti nel maglione e di darti un “bentornata”. Bentornata in quella Milano che non si colora più, in quella Milano che vorresti rinominare da capo, strade, vie, piazze. Bentornati occhi grigi come lei, freddi, vuoti. Paolo Conte mi tiene compagnia, scandisce un tempo che ben si addice ai miei gesti assonnati che si spingono l’un con l’altro per inerzia. Tanta strada da fare oggi, la benzina da mettere, uno svedese da decifrare e immagazzinare, la musica da ascoltare e quella da canticchiare distrattamente. Milano da calpestare a passi svelti, malinconie da scacciare e piccole scelte da compiere. Il cielo è grigio, sì. quel grigio che tagliuzza l’anima proprio dove credevi di aver cicatrizzato, ma la malinconia è buona. è fatta di pane e cioccolato da mangiare di nascosto in cucina, di occhi che sono coperti da dita pronte a concederti uno sguardo innocuo. Milano. il cielo è grigio di voglie da gustare lentamente, a piccoli morsi. Milano offre nuove mani. Pelle sulle ossa e fiato dolce, rigira il mio stesso respiro. Non è necessario scappare. Non più. Sto parlando di te. così forte che mi sanguinerebbero le labbra, se ti baciassi adesso. Per cui tieni strette le mie mani che la donna che sono non resta mai, nello stesso posto, per poi scappare. E racconto una nuova storia, la sto sussurrando, grigia e piena come l’aria, sentila nel fiato. ancora. con forza. dolce di zucchero a velo. ti senti vivo ora?
Odio Por Amor
Ottobre 23, 2008
l’idea era stabile:
creare un tempo per sempre lineare,
far variare le emozioni e i significati,
destabilizzarli per invertire i ruoli
-la carne è la carne e la tua è come la mia.-
se quel giorno in passato
provavo qualcosa diverso dall’indifferenza
diverso dal non ricordo
allora quel giorno ha dei determinati attributi emozionali
belli brutti indefiniti paradossali
io li cambio
e genero di sana pianta un passato nuovo
o diverso dall’attuale prestabilito confezionato e regalatomi,
con la sola clausola di sentirmelo ogni giorno addosso.
se faccio così. il futuro deriva dal nuovo passato e genera qualcosa di accettabile.
[questo varrà solo per la coscienza esterna, oggettivamente per il mio esistere permarrà lo stesso sentimento]
(E il ricordo è il colore che avverti con le orecchie stesse, se ti metti ad ascoltare la musica del tuo sotto-mondo e spesso, quando guardi il mondo fuori, è solo un uomo che corre per abbracciare un amante, che credeva perso.)
My fuckin’ beach
Ottobre 21, 2008
Arriva aria di sale dal mare e io scrivo su un foglio piegato in quattro, a piedi nudi sul pavimento ghiacciato. Abbozzo un come stai e poi lo cancello, gomma e matita, binomio della mia perenne indecisione. La tenda sbatte contro lo stipite della porta, le perline di plastica tintinnano al vento fresco. chiudo gli occhi e vedo quel bambino che ballava con la zia senza fermarsi mai, il sentiero che conduceva alla spiaggia e la mia paura delle vipere, e poi..noi due seduti sopra la barca e …se avessi saputo che quelle cose non sarebbero più tornate, le avrei respirate più a fondo, le avrei strette fino a sentirmi soffocare. L’estate è scivolata via veloce, come il dialetto di quel paesino di pescatori, la gente aveva fretta di parlare, chissà mai che la marea potesse rubare anche i pensieri. Io invece sto zitta,ascolto,e scrivo.
Raggranello le parole che faticano ad uscire dalla mia penna, forse l’aria di questo angolo di mondo aiuterà a sciogliere la mia paura. Scrivere richiede coraggio, sì, e non pensare che sia una delle mie inutili e infantili convinzioni. Sul foglio resta solo la mia calligrafia piena e spigolosa insieme, come un dialogo senza voce. Poi ci ripenso, magari abbozzo solo un ciao sul retro di una cartolina, ed è già troppo.
Mangio in fretta: pomodori, insalata, formaggio. Mi mancano quelle cene, dove non mangiavi mai abbastanza. esco e cammino sulla sabbia, sì, vorrei che conoscessi il silenzio che quaggiù abita tra i vicoli, sui muri di un verde acceso, sui negozi aperti di prima mattina. Tutto questo, per addomesticarti al vuoto.
Per stupirti del mio ritorno, del rumore dei miei tacchi sulle scale di marmo. E sapere che sono in casa solo scorgendo quella luce accesa in camera. Per chiudere la porta dietro alla mia scia.
Mi giro per guardare un’ultima volta la spiaggia, e quello che è successo non importa, lei scintilla di vita, al primo sole della mattina.
Fra le dita solo sabbia bagnata e parole umide da stendere al vento. E una donna che cammina. In un vestito di seta bianco con l’anima nera d’inchiostro e di more.
Sorridi pure, perchè puoi farlo. Ma da lontano. Non mi toccare più.
Rimmel.
Ottobre 21, 2008
le 2.00
perchè .01 sarebbe troppo poetico a dirlo.
e sbuccio l’aria della sera
mentre ti ascolto parlare
o almeno ci provo
e ti viene in mente la dolce venere di Rimmel
guardandomi nei miei vestiti
così diversi dal tuo mondo.
sei la mia piccola scorciatoia
verso
la mia nuova realtà-
così vera
così naturale-
come quella ragazza della foto
che sorride
senza guardare,
avvolta nel suo collo di pelliccia.
